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Biografia
Kevin Moore cresce a Compton, in una casa piena di musica gospel e di dischi contenenti hit degli anni 50 e 60. Compie i suoi primi passi nella musica con una chitarra che gli regala lo zio quando è ancora un bambino mentre da teenager impara a suonare la tromba e il corno francese. Dopo esperienze con band r&b e pop, il leggendario violinista Papa John Creach degli Hot Tuna and Jefferson Starship, sente Kevin provare con un gruppo in una sala prove. Affitta subito la band per suonare nei suoi album, nei primi tre dei quali Kevin può suonare con artisti guest star del calibro di Big Joe Turner e Harmonica Fats, che lo indottrinano nella via del blues. In linea con i grandi bluesmen che lo precedettero, tra cui Muddy Waters, il cui vero nome era McKinley Morganfield e Taj Mahal, che all’inizio dei suoi giorni era Henry St.Clair Fredericks, Moore divenne Keb’Mo’.
Segue un periodo in cui Kevin scrive canzoni e suona in demo session per la A&M, finchè nel 1980 Moore pubblica il suo primo LP in solo per la Casablanca Records “Rainmaker”, ormai divenuto oggetto da collezionisti. Inizia anche a collaborare con la Whodunit Band, una ensemble di musicisti jazz e blues di altissimo livello. L’esperienza lo porta al ruolo di un delta bluesman stile Robert Johnson nella produzione della LATC “Rabbit Foot”. Il disco di debutto, Keb’Mo’, datato 1994 è la naturale evoluzione di questo processo artistico.
Gli album successivi hanno confermato la profondità artistica di Keb’Mo’ e tre di questi album, Just like you (’96), Slow down (’98) e Keep it simple (’04) hanno vinto il Grammy Award per “Best Contemporary Blues Album”. Nel 2006 Mo’ è stato nominato per “Country Song of the Year” con il brano “I hope”, scritta con i Dixie Chicks, che appaiono nel suo nuovo album. Sempre nel 2006 Keb’Mo’ ha prodotto Behind the levee, il nuovo album della funk-rock band di New-Orleans “The Subdudes” e ha inoltre lavorato per la colonna sonora di RV, della Sony Pictures. Viene inoltre intervistato e fatto esibire da Martin Scorsese in “Fell like going home” puntata della sua celebrata serie film “The Blues”, 2003.
Negli anni Keb’Mo’ ha continuato a esibirsi come attore, come nel suo ritratto di Robert Johnson in Can’t you hear the wind howl, un documentario sulla leggenda del blues narrato da Danny Glover che vede al suo interno commenti di Eric Clapton, Keith Richards, Robert Lockwood e altri artisti icone del blues mondiale. Nel 2006 Mo’ è ancora al cinema nel motion picture All the kings men, dove interpreta se stesso che canta America the beautiful. Un artista che in modo così genuino incarna la confluenza di multipli aspetti della musica americana, in un momento splendido della sua carriera, momento perfettamente fotografato in Suitcase, altra pietra miliare nel fantastico viaggio del grande bluesman.
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